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alien

REGIA:Ridley Scott
PAESE:USA
TITOLO ORIGINALE:Alien
DURATA:116'
ANNO:1979
SCENEGGIATURA:Dan O'Bannon
FOTOGRAFIA:Derek Vanlint
VALUTAZIONI:
KRISTIANOPEDIA:ottimo
MEREGHETTI:***/
MORANDINI :***
recensione da Mymovies:
L'astronave Nostromo sbarca su un pianeta da cui proviene un SOS, ma la colonia sembra essere disabitata. Nel corso di una ricognizione, un membro dell’equipaggio viene attaccato da un essere a forma di ragno. La situazione precipita: i coloni sono stati in realtà sterminati da una razza aliena che ha trasformato la base in una gigantesca covata.
L’idea della specie aliena che usa il corpo degli esseri umani come ospite per la proliferazione parassitaria non era nuova già nel 1979 – basti pensare a L’invasione degli Ultracorpi di Siegel. Eppure l’alieno, concepito dalla follia visionaria di H.R. Giger e realizzato da Carlo Rambaldi, è divenuto nel corso degli anni una vera e propria icona, cinematografica e non solo. Esempio sublime di bellezza e malvagità, può essere visto come una versione estrema di “dark lady” – e non a caso, forse, è femmina, nera e sfuggente. Una specie totalmente priva di qualsiasi moralità, che ha come unico scopo la sopravvivenza e la riproduzione, è una trovata geniale nella sua semplicità: gli alieni hanno la stessa psicologia delle mosche, ma in più sono estremamente letali.
Lo stesso titolo, Alien, sembra riferirsi tanto all’essere alieno quanto all’ambiente entro cui si svolge la storia: le creature divengono padrone di tutto ciò che serve al loro scopo, tanto dei corpi usati come materia prima organica quanto della base spaziale, nonostante questa sia opera degli uomini. L’angoscia generata dal film sta proprio nel disperato girovagare dell’equipaggio tra i claustrofobici labirinti della colonia, in cerca di un’impossibile salvezza. Sale progressivamente, nei personaggi e nel pubblico, la consapevolezza che gli alieni braccano gli umani come il gatto fa col topo. Un gioco crudele che al topo riserva solo due finali: la fuga, o la morte.
La più inquietante meditazione sul ruolo della specie umana nel cosmo che il cinema abbia mai offerto. di Davide Morena

alien

REGIA:Ridley Scott
PAESE:USA
TITOLO ORIGINALE:Alien
DURATA:116
ANNO:1979
SCENEGGIATURA:Dan O'Bannon
FOTOGRAFIA:Derek Vanlint
VALUTAZIONI:
KRISTIANOPEDIA:4/4
MEREGHETTI:***/
MORANDINI :***
recensione dal Morandini:
Durante una sosta in un pianeta sconosciuto un essere indefinibile s'introduce nella Nostromo, gigantesca astronave da carico, e semina terrore e morte tra i sette membri dell'equipaggio. Sopravvive soltanto la coraggiosa Ripley, ufficiale in seconda. È un thriller fantascientifico di spavento con componenti di horror e suspense che conta poco per quel che dice, ma che lo dice benissimo grazie a un apparato scenografico di grande suggestione e a un ritmo narrativo infallibile. La sua chiave tematica è la paura dell'ignoto e, perciò, pesca nel profondo dello spettatore. Oscar per gli effetti visivi a Carlo Rambaldi, H.R. Giger, Brian Johnson e Nick Allder. Nel novembre 2003 fu messa in circolazione una nuova edizione rimasterizzata in digitale, curata da R. Scott. Inserite 3 brevi scene inedite e lavoro di lima sul resto. Ritoccata anche la colonna musicale di J. Goldsmith.

blade runner

REGIA:Ridley Scott
PAESE:USA
TITOLO ORIGINALE:blade runner
DURATA:117'
ANNO:1982
SCENEGGIATURA:Hampton Fancher,David Webb Peoples
FOTOGRAFIA:Jordan Cronenweth
VALUTAZIONI:
KRISTIANOPEDIA:4/4
MEREGHETTI:****
MORANDINI :****
ALCUNE RECENSIONI:
dal "morandini"
Nella Los Angeles del 2019 ex poliziotto torna in servizio per ritirare dalla circolazione due uomini e due donne “replicanti”, androidi prodotti di un'ingegneria genetica, così perfetti da risultare indistinguibili dai normali esseri umani. Ispirato al romanzo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (1968) di Philip K. Dick, è il miglior film di SF degli anni '80; dopo Metropolis (1926) di F. Lang nessun film, forse, aveva proposto un'immagine così suggestiva e terribile del futuro come la metropoli multirazziale, modernissima e decadente, ideata dall'artista concettuale Syd Mead e dallo scenografo L.G. Paull (con la fotografia di J. Cronenweth, gli effetti speciali di D. Trumbull, le musiche di Vangelis). A livello tematico può insospettire il suo versante filosofeggiante e il finale, imposto dalla produzione a Scott, è smaccatamente consolatorio, ma il fascino figurativo e la sagace commistione di thriller nero e fantastico sono fuori discussione. Ovviamente i soci dell'Academy che dà gli Oscar non se ne accorsero. Nel 1991 fu rimesso in circolazione in una nuova edizione curata dal regista, eliminando la narrazione fuori campo, con qualche ritocco e un finale diverso, portando la durata a 117 minuti.